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La ricamatrice

Le origini del ricamo, nella sua funzione decorativa di tessuti usati per l’abbigliamento, si perdono nella notte dei tempi. Le antiche civiltà ce ne hanno lasciato una ricca documentazione. Un tempo semplice riempimento di zone precedentemente sfilate, sotto le mani abili delle donne di nobile lignaggio, guidate dalla fantasia e dall’inventiva, il ricamo si è via via arricchito di una infinita varietà di punti e disegni, fino a raggiungere il suo massimo splendore dal ‘500 in poi.

E’ in questo periodo che nasce il merletto, evoluzione del ricamo, che non utilizza più il tessuto come supporto, ma lo crea. La richiesta di questi manufatti, che impreziosivamo abiti di uomini e donne, fu tale, che l’opera delle dame non fu più sufficiente a soddisfarla. Nacquero cosi le Scuole, che istruivano le donne del popolo in quest’arte, che fu spesso unica fonte di sostentamento della famiglia.

L’avvento della società industriale distolse le donne da questa occupazione che, fin dall’800, comincio a scomparire.

Nelle campagne e nelle città le ragazze, però, continuarono ad esercitare, in modo più o meno elaborato, questa attività guidate dal desiderio dal desiderio di abbellire il proprio corredo da sposa.

Ed ecco che, dopo aver tessuto la tela, le ragazze occupavano la sera ed il tempo libero abbellendo lenzuola, asciugamani, camicie da notte con i punti più semplici del ricamo tradizionale:

  • PUNTI SFILATI per gli orli (orlo a giorno, gigliuccio, punto quadro, etc.)
  • PUNTO CROCE per cifrare i proprio capi di biancheria
  • PUNTO ANTICO per decorazioni più elaborate
  • MACRAME’ per i capi rifiniti con frange.

Le più dotate per precisione, fantasia, pazienza, trasformavano questa attività in un mestiere, raggiungendo livelli di vera arte che possiamo ammirare anche in capi decorati con tecniche diverse:

  • AEMILIA ARS (evoluzione del merletto veneziano, tipico della zona bolognese)
  • TOMBOLO
  • CHIACCHERINO