Visita alla Casona

8 Aprile 2004 ~ Ore 14 ~ Visita alla Casona

Per mano ho accompagnato Pietro, quattro anni, attorno alla vecchia casa sgretolata. Dove i muri s’incontrano formando l’angolo verso il piazzale della chiesa, vi era ancora abbarbicato il fusto scuro e nodoso della pianta rampicante:  “Finché ti sosterrò io non cadrai”  pareva incoraggiare fiducioso il sostegno alle vecchie mura.

- Perché raccogli una pietra, nonna?
- Perché in questa casa, tanto tempo fa, abitavano i miei nonni e la mia mamma.
- Quanto tempo fa?
- Molti, molti anni, quando io ero ancora in Cielo.
- E io dov’ero?
- Anche tu, ma eravamo così piccoli che non ce ne ricordiamo, ma Gesù aveva già pensato a noi.
Lui sapeva che qui ci sarebbero stati dei papà e delle mamme ai quali avrebbe mandato dei bimbi, che i bimbi sarebbero diventati grandi e si sarebbero sposati e avrebbe mandato dei bimbi anche a loro, che quei bimbi si sarebbero sposati e anche a loro avrebbe mandato dei bimbi e sempre così fino a me e a te.
- E poi... la casa... mi racconti?
- Questa era una casa con il contadino, c’erano i buoi, le mucche, i maialini...
- Anche i cavalli?
- No, i cavalli no, le persone erano troppo povere, c’erano soltanto i buoi per aiutare il contadino nel lavorare i campi, per arare, le mucche per il latte e il formaggio, e i maialini rosa con la coda a ricciolo. Poi sai cosa c’era? Un bel gallo bianco con una lunga cresta rossa che, tutte le mattine e tutte le sere, cantava il suo “chicchirichì “ forte forte per farsi sentire da tutti, perché quando la gente non aveva la radiosveglia, si alzava al mattino e andava a dormire la sera quando sentiva cantare il gallo.
- Allora era l’orologio di campagna!
- Davvero, proprio un orologio, un orologio vivo, e senza doverlo caricare con la chiavetta o con le pile!
Poi c’erano tante galline colorate e una grande gabbia rotonda con dentro pulcini di tutti i colori.
- Perché in gabbia?
- Perché così erano protetti, altrimenti qualche gatto poteva mangiarli.
- E poi?
- E poi c’erano i conigli, morbidi morbidi, anche loro dentro le gabbie dove i nonni  portavano ogni giorno l’erba fresca da mangiare. Là, dove c’era  il fienile, sotto al tetto,     c’erano i nidi delle rondini che, ogni anno, in primavera, ritornavano, a volare in alto, attorno al campanile. E là in fondo, dove continua il sentiero, c’era un albero di fichi buonissimi, e una vite con tanta uva, che faceva tanto vino rosso dolce, dolce, che il nonno metteva nei fiaschi e dava all’abate per la Messa.
- Cosa sono i fiaschi?
- Il fiasco è una bottiglia panciuta di vetro verde rivestita da un cestino di paglia perché il vetro non si rompa.
- E poi?
- E poi, dopo aver arato la terra con i buoi, toglievano l’aratro e attaccavano un quadrato di legno grande grande, con tante punte rivolte in giù, sulla terra, e noi bimbi ci salivamo sopra mentre veniva tirato dai buoi, così i mattoni di terra si sminuzzavano, diventava come zappata e pronta per seminarci il grano.
- Che bello, tutti sopra?
- Sì, era molto divertente! E poi, qui dietro, vedi, dove adesso c’è questo prato, quando i contadini avevano finito di raccogliere il granturco, d’estate, alla sera, si mettevano tutti qui in circolo a togliere le foglie e poi cantavano, allegri, e mangiavano le  crescentine fritte e bevevano il vino fresco. Delle volte c’era qualcuno che suonava la fisarmonica.
- E poi chi c’era?
- C’era il signor Abate, Don Aldino, che scherzava sempre con noi bimbi, ci regalava le caramelle alla mela e aveva sempre il sottanone nero impolverato perché aiutava a spazzare la chiesa e i muratori a lavorare giù, all’asilo, vedi quella bella casa giallina laggiù? E’ l’asilo e la scuola, anch’io sono andata a scuola là, e anche la tua mamma e il tuo papà sai?
- E poi cosa faceva Donaldino?
- Don Aldino aveva dato a tutti un soprannome, anche a me, mi chiamava Lucrezia!
- Non è vero!
- Ti dico che è vero, proprio Lucrezia.
- Ma... ma mi fa ridere..
- Anche a me.
- Adesso dov’è Donaldino?
- Don Aldino è andato in pensione, perché è un po’ vecchietto, in un bel posto che si chiama Sant’Agata, dove ci sono le suore e una bella chiesa.
- Come questa?
- Sì, ma questa è più bella perché è la nostra chiesa.
- E poi?
- E poi ci insegnava il catechismo. Chi non studiava il catechismo, che allora si chiamava dottrina, non poteva fare la Prima Comunione.
- Cos’è?
- E’ una festa molto molto bella e importante per i bambini e le bambine. Anche tu la farai, ma dovrai prepararti molto bene, quando sarai più grande.
- Ma come?
- Dovrai leggere, studiare e soprattutto essere molto buono e non fare i capricci..
- Ma io la vogli adesso, la festa...
- Solo se sarai buono e quando avrai compiuto i nove anni, come tutti gli altri bimbi.
- Vabbè...
Guarda il campanile, vedi io ci sono stato là sopra, con papà.
- Lo so, ti ho visto, da qui eri grande come un maggiolino.
- Sai che ho visto suonare le campane?
- E ti è piaciuto?
- Sì, ci sono quattro campane: la grossa, la media, la mezzana e la piccola.
- Quante cose che sai, si vede che vai a lezione di musica!
- E poi cosa faceva anche il contadino?
- Chiamava le sue mucche per nome, una per una: c’era la Mora, la Bionda, la Bianchina,... zappava, seminava, tagliava con la falce l’erba medica, curava l’orto, dava il fieno alle mucche, le mungeva, spazzava la stalla, raccoglieva il grano maturo e l’uva dolce, e poi fischiava sempre quando tornava dai campi, con la zappa o la falce in spalla, e, d’inverno, la domenica, si riposava davanti al camino, mangiava le castagne arrostite, beveva il vinbrulé e fumava il sigaro toscano.
- Cos’è il vinbrulé?
- E’ vino rosso caldo e dolce, con dentro scorza di limone, cannella e chiodi di garofano.
- Ma... ma è buono?
- Ottimo e poi, quando fuori è molto freddo, ti scalda ben benino.
- Io voglio fare il contadino.
- Benissimo, vengo con te!
- E la contadina?
- Lo aiutava, preparava da mangiare le tagliatelle con il matterello, la polenta con il paiolo sul camino e la frittata con la cipolla. Raccoglieva la lattuga, i radicchi, i ravanelli, i pomidoro per preparare l’insalata. E poi sai cosa faceva? Andava con un panierino a raccogliere le uova che le galline facevano sulla paglia e nel fieno.
- Dove?
- Nei nidi su nel fienile, delle volte anche fra l’erba, nei posti più tranquilli.
- E i conigli?
- Erano bellissimi, soprattutto quelli piccolini, sembravano batuffoli con i baffi e le orecchie lunghe.
- E poi, voi bimbi?
- Il divertimento più grande era andare sul fienile e poi lasciarci cadere giù su un bel mucchio di fieno e paglia, attraverso il buco che serviva al contadino per tirare giù la paglia e il fieno e darla da mangiare alle mucche.
-  Ma le mucche... erano buone?
- Buonissime e facevano tanto buon latte. Allora il latte non si comperava al supermercato, ma dal contadino: si metteva in un tegame a bollire sul fuoco della stufa e, nel bollire, si formava sopra tanta buona panna che davano a noi bimbi per merenda, con lo zucchero e il pane.
-  Mmhh... come quella del gelato?
- No, più buona.
- Come più buona?
- Non lo so, ma era più buona di quella del gelato, era morbida e densa, si scioglieva in bocca, era dolce, fresca, profumata... le mucche facevano il latte buono perché erano felici, tranquille, spesso libere sul prato, l’erba era genuina, sostanziosa, profumata dai fiori, e il contadino voleva molto bene ai suoi animali.
Quando nasceva un vitellino, era un festa per tutti!
- Lo voglio anch’io un vitellino.
- E poi dove lo metti?
- In garage!
- Ma sarebbe felice un vitellino, lontano dalla sua mamma e dentro un garage?
- Penso di no...
- Allora?
- E’ meglio lasciarlo dalla sua mamma a prendere il latte, che così diventa grande.
- Penso anch’io.
- E la pietra?
- La prendiamo a casa, così, quando qui non ci sarà più la vecchia casona, ma una nuova costruzione, ci ricorderà tutte quelle cose che ha visto, in tanto tempo, e che ti ho raccontato, in parte.
- Perché in parte?
- Perché le altre te le racconterò un’altra volta, quando sarai più grande.
- E vabbè... ciao... casona rotta!
E... nonna, guarda, c’è una rondine... poverina cerca il suo nido... e non lo trova...
- Ne ricostruirà un altro, nuovo e più bello di prima.
- Ma... ma dove?
- Sotto un altro tetto, ce ne sono tanti, loro sono molto brave a trovare il posto giusto e a costruirsi il nido, vedrai, presto avrà, anche lei, una nuova casina., magari sotto quello della chiesa, che si chiama anche casa del Signore, ed è anche la casa di tutti.
- Anche la mia e la tua, e di papà e della mamma?
- Sì perché la casa di Dio è aperta a tutti
- Allora andiamo dentro e Gli accendiamo una bella candelina !

Teresa Grandi

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