Palazzo Degli Albergati

 

Palazzo Degli Albergati

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Tra il Reno ed il Lavino, tra valle e collina, circondato da biondi campi e lunghi filari allineati, s’erge, imponente e maestoso “Palazzo Albergati”. Era la dimora estiva di una nobile famiglia bolognese e per costruirla…. il marchese Girolamo non badò a spese.

Dalla fiera magione si diparton due vie, una verso l’antica Claudia e l’altra alla via Emilia doveva arrivare, ma i Magnani, forse per invidia o per dispetto, sulle loro terre non la fecero passare; il marchese risentito, si legò l’affronto al dito, e…. il salone delle feste così alto e grande fece edificare, che la villa dei nobili vicini, nel suo interno, potesse ospitare. Le finestre erano trecento, ora a contarle, sono più di duecento; nei sotterranei cucine, pozzi, dispense, tini; al piano terra due ingressi, uno a settentrione ed uno a meridione, le stalle, la ghiacciaia ed un ombroso giardino che d’estate, dava refrigerio alle romantiche passeggiate; al piano nobile l’immenso salone, collegato a piani e stanze da scale originali, a chiocciola, zoppe o elicoidali.

Del prestigioso artista, il Colonna, ottenne l’opera e l’arte, vincendo il Doge in un’estenuante partita a carte; di arazzi, dipinti, stucchi, statue e trofei, il palazzo fu con sfarzo arredato, per dar così lustro al ricco casato; In giro si mormorava… “si è indebitato, ha fatto ricorso al Monte di Pietà”, e per tacitare le dicerie, il marchese invitò ad una festa, nobili, maggiorenti ed autorità; questi, entrando nel salone, videro solo un gran tavolone, né sedie, poltrone, divani, nemmeno un panchino, malignarono…”il marchese non ha più il becco di un quattrino”; allor dei sacchi fece portare e su di essi tutti accomodare……. monete, argento e tanto oro vi era contenuto….. Girolamo soddisfatto, un certo qual effetto l’aveva ottenuto.

Molti, molti anni dopo un triste accadimento…. lutto e dolore…. la morte della moglie di Francesco Maria, l’ottavo senatore; la contessa Caterina, trovata sul proprio letto, trafitta al cuore da uno stiletto. Dell’omicidio il conte fu accusato ed in ceppi a Bologna deportato; ma la furtiva tresca dellla nobildonna con l’amante veneziano, da una lettera si rivelò, ed il tribunale presto il conte scagionò.

Nelle oscure notti, sulla torre, un tremulo bagliore, è l’ondeggiare della lanterna, o il fantasma della contessa che, affranta, vaga per amore?? Un suono mesto, lontano, un flebile lamento, o tra le fronde dei tigli il dolce sussurrar del vento??

Grama era la vita di servi e contadini, dai rintocchi della campana regolata; quella dei nobili, divertente, spensierata, dalle lancette del grande orologio, accompagnata.

Passaron svelti nelle stanze del palazzo, condottieri, prelati, senatori, mercanti, santi e ambasciatori; personaggi illustri: principi, re, regine generali, musicisti, scienziati e scrittori, furono qui ospitati, e con ricevimenti, pranzi e feste, commedie… degnamente rallegrati.

Francesco Terzo fu l’ultimo erede del casato, poi ai Legnani, ai Zambeccari, ai Calcagno, ai Braschi, ai Theodoli, di volta in volta, il palazzo è transitato. Ora di una moderna società, che lo gestisce e fa vedere ed ammirare, in tutto il suo splendore e nobiltà.

Spero infin di avervi, se non in parte divertiti, almeno incuriositi.

Un po’ documentata e un po’ romanzata è questa storiella…….. Toc e dai la zirudella.

 

Fiumi Mauro                  Settembre 2010

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